Valtellina e Valchiavenna, da Coira a Milano
Quando alla fine del XVIII secolo Napoleone, con una delle sue impulsive decisioni, unisce la Valtellina e la Valchiavenna alla Repubblica Cisalpina, non sono in molti a credere che tale decisione sia realmente definitiva. In effetti il grande Corso modificherà più volte i confini d’Europa, compresi quelli della Cisalpina, poi Repubblica, infine Regno d’Italia.
Con la sua caduta, nel 1814, tutto viene poi rimesso in discussione, secondo il principio di “ristabilire” (per quanto possibile) le situazioni precedenti al terremoto napoleonico. Sarà ad esempio il caso del Regno di Sardegna, cui saranno restituite la Savoia e Nizza.
Parrebbe quindi ovvio che la Valtellina ed i Contadi di Chiavenna e Bormio tornassero nel seno dei Grigioni come parte integrante, oppure della Svizzera come Cantone (similmente al Ticino).
Ma … ma molta acqua è passata sotto i ponti e parecchi interessi si oppongono alla restituzione: tra i Grigionesi vi è chi ripugna di ammettere al potere, con pari diritti, degli antichi sudditi. A livello Confederato un nuovo cantone italofono e decisamente cattolico, non a tutti aggrada.
Ma pure in Valtellina vi è chi si muove preoccupato: Napoleone, con un atto poco consono al Diritto Internazionale, ha infatti sequestrato tutti i beni (pure privati!) grigionesi, a titolo di “risarcimento” per il malgoverno passato. In realtà è il solito sistema di “fare cassa” ma molti nobili e benestanti tellini questi beni li hanno comperati e … ora temono che col ritorno di Coira (ma pure di Berna) qualcuno presenterebbe il conto del maltolto.
Vienna che ha sempre guardato con occhio interessato alle valli dell’Adda e della Mera (almeno dal XVI secolo, come abbiamo visto) quale comunicazione diretta tra Tirolo e Milano, approfitta dell’occasione e, come Grande Potenza vincitrice del Tiranno Corso, si fa assegnare i territori tellini e chiavennaschi, salvo poi rifondere i proprietari del “sequestro retico” (il che prova che la pretesa degli ex proprietari grigionesi era lungi dall’essere campata per aria).
In tal modo Vienna, per la prima volta, dispone di un territorio abbastanza agevole ed abitato, ove far transitare una via militare (e postale) che da Milano (tramite il Lario) giunga all’Alta Valtellina e, scavalcati i vecchi passi retici, scenda in Alta Venosta. In tempo di pace una veloce carrozzabile per le diligenze postali, in tempo di guerra un corridoio (protetto a Nord dalla neutralità elvetica) per far divallare dal Passo Resia truppe al Lario ed a Milano. Ma l’acquisto, se vale poco sul piano prettamente economico per Vienna come pure per Milano, ha un’importante valenza commerciale: infatti il controllo dell’ex Contado di Chiavenna permetterà a Vienna di far tracciare (ancor prima della carrozzabile dello Stelvio) un’altra strada, a scopo essenzialmente mercantile: quella dello Spluga. A ben vedere un ritorno all’antico: il tracciato infatti ricalca quello romano che collegava Mediolanum con Curia Raetorum, la Padania con la Valle del Reno. Un percorso di primaria importanza commerciale.
Infine una curiosità: abbiamo detto come Valtellina e Valchiavenna valgano poco, rispetto alle ubertose piane padane, tra le più ricche d’Europa quanto a produzione agricola, ad allevamento, a prodotti caseari. Pure le miniere delle valli dell’Adda e della Mera sono decentrate, rispetto a quelle, più comode, della Bergamasca e del Bresciano. Per Vienna la Provincia di Sondrio è soprattutto un’area strategica. Diversa sarebbe stata la situazione se l’attuale provincia di Sondrio fosse restata svizzera, terra povera di messi e di minerali ed ove il vino retico trovava (e trova ancor oggi) uno dei suoi mercati principali. Il Canton Grigioni sarebbe stato essenzialmente latino, spostando la bilancia tra cantoni romanzi e tedeschi a favore dei primi. Inoltre tellini e chiavennaschi avrebbero fatto, come ogni buon confederato, il loro servizio militare di milizia: certo mai sarebbero finiti in Africa, in Grecia od in Russia … ma la storia non si scrive né con i se né con i ma …
Parrebbe quindi ovvio che la Valtellina ed i Contadi di Chiavenna e Bormio tornassero nel seno dei Grigioni come parte integrante, oppure della Svizzera come Cantone (similmente al Ticino).

Infine una curiosità: abbiamo detto come Valtellina e Valchiavenna valgano poco, rispetto alle ubertose piane padane, tra le più ricche d’Europa quanto a produzione agricola, ad allevamento, a prodotti caseari. Pure le miniere delle valli dell’Adda e della Mera sono decentrate, rispetto a quelle, più comode, della Bergamasca e del Bresciano. Per Vienna la Provincia di Sondrio è soprattutto un’area strategica. Diversa sarebbe stata la situazione se l’attuale provincia di Sondrio fosse restata svizzera, terra povera di messi e di minerali ed ove il vino retico trovava (e trova ancor oggi) uno dei suoi mercati principali. Il Canton Grigioni sarebbe stato essenzialmente latino, spostando la bilancia tra cantoni romanzi e tedeschi a favore dei primi. Inoltre tellini e chiavennaschi avrebbero fatto, come ogni buon confederato, il loro servizio militare di milizia: certo mai sarebbero finiti in Africa, in Grecia od in Russia … ma la storia non si scrive né con i se né con i ma …