Valtellina Terra Strategica
Oggi può apparire strano, se non irreale, che la Valtellina e le valli vicine siano state considerate per secoli territori di notevole importanza strategica. Addirittura in certi periodi, il loro controllo divenne tanto importante da poter essere paragonato a quello di attuali aree di enorme significato del pianeta, quali il Medio Oriente. Ma andiamo per ordine. Dobbiamo innanzitutto ricordare che sino all’epoca di Napoleone -ma in realtà sino agli anni della Grande Guerra (eccezion fatta per le ferrovie)- tutti gli eserciti, anche i più moderni e potenti, si muovevano a piedi o a cavallo. Scavalcare un alto passo alpino, se ciò permetteva un importante risparmio di tempo od un guadagno strategico, era cosa di tutti i giorni. Lungo sentieri e mulattiere non dovevano transitare altro che fanti, muli e qualche carretta. Le artiglierie pesanti, per non parlare di autocarri o carri armati, erano di là da venire. Ma in ogni modo la Valtellina, nella sua stessa costituzione geologico geografica, costituisce un caso abbastanza particolare nell’architettura delle Alpi. Infatti possiamo osservare sul versante italico di questa catena, che i corsi d’acqua scendono quasi sempre in senso radiale alle creste, cioè a dire collegando direttamente le vette alla Pianura Padana. In tal modo essi costituivano il naturale percorso per spingersi dalla valle del Po verso il Reno, il Danubio, ecc. Ma in compenso tale disposizione rende assai complessi e talora quasi impossibili i collegamenti tra una valle e l’altra: due colonne di un esercito che scendano da queste valli sono praticamente isolate sino allo sbocco in pianura; il che poteva costituire un gravissimo problema tattico, logistico, strategico. Ma la Valtellina (e la vicina Engadina) costituiscono una notevole eccezione. Se grosso modo la più parte delle valli alpine ha appunto andamento nord-sud, la nostra è invece trasversale con un orientamento nord est-sud ovest. Come ben si può osservare nella cartina riguardante i collegamenti realizzati da quei grandi costruttori di strade che furono i romani, la Valtellina può così costituire una naturale “via d’arroccamento” tra il Lario e l’area milanese e l’alta valle dell’Adige. Non certo solo i romani si accorsero di questa caratteristica, ma via via tutti i dominatori che si alternarono nelle valli retiche cercarono di ottenere il controllo dell’alta valle dell’Adda, proprio per realizzare questa unione trasversale di grande importanza strategica, ma in tempi di pace pure commerciale. Come vedremo in una seconda parte, chi riuscirà in pieno in questa impresa sarà il governo imperial regio di Vienna dopo Napoleone. Ma al momento questi tempi sono ancora lontani. In epoca medioevale la Valtellina, e i vicini Contadi di Bormio e di Chiavenna, sono in effetti contesi tra i Vescovi di Como e di Coira: i primi vogliono controllare i fiumi e le strade che portano al Lario, i secondi all’inverso vogliono estendere il loro potere ai passi alpini che collegano il Reno e l’Inn all’Adda e alla Mera. Il plurisecolare e mai contestato possesso della Val Bregaglia da parte di Coira, trae origine proprio da questo fatto. In seguito ai Vescovi si sostituirono vari poteri temporali, Comuni, Signorie, Potentati alpini quali i Grigioni, gli Svizzeri, i Tirolesi . Con la fine del Medioevo, la Valtellina già strategicamente importante, lo diviene ancora di più. Essa costituisce infatti il naturale corridoio che collega i domini milanesi del Lario con quelli asburgico-tirolesi dell’attuale Alto Adige. Ma in Val Camonica e nella bergamasca ormai domina il leone della Serenissima, mentre al di là del Bernina si è formata la potente repubblica delle Tre Leghe: uno Stato autonomo (pur se alquanto turbolento) la cui eredità sarà raccolta dopo Napoleone dal Canton Grigioni. Aggiungiamo per completezza che nell’economia del tempo la Valtellina non era certo povera: in quegli anni importare minerali, vino o altre derrate alimentari da terre lontane, per non dir d’oltre oceano, era cosa costosissima e talora impensabile. Non meraviglia quindi che, quando la Valtellina nel XVI secolo, dopo un breve pessimo periodo di dominazione francese, accetta il controllo di Coira, le Tre Leghe vedessero in questa terra non solo un asse strategico primario ma pure un territorio ricco di uomini (soldati), di bestiame, di latticini, di vino, di foraggi, di minerali. Saranno proprio questi fatti, che trascineranno l’attuale provincia di Sondrio, tramite il cosiddetto Sacro Macello (termine in realtà forgiato dal Cantù nel XIX secolo), nel turbine della guerra dei Trent’anni. Per Madrid e Vienna la Valtellina era il collegamento più diretto che permetteva loro di spostare rapidamente eserciti e derrate, senza transitare dai territori della Serenissima, in genere neutrali ma la cui politica era alquanto ostile agli Asburgo. Per Coira perdere la Valtellina avrebbe significato una caduta insopportabile di prestigio nel potere di controllo delle vie alpestri e pure di possessi economici. Alla fine giunsero perfino i francesi che, con una serie brillante di operazioni, prima del Marchese di Coeuvres poi del Duca di Rohan espulsero dalle valli dell’Adda e della Mera austro-imperiali e spagnoli. Giustamente ancor oggi a Parigi (alla biblioteca del Servizio Storico della Difesa) si ricordano queste operazioni come uno dei primissimi esempi di “guerra alpina”. Ma anche gli amici finiscono per essere molesti e così Jörg Jenatsch, uno dei capi protestanti del governo grigionese, si fece persino cattolico per espellere questi ultimi amici-nemici incomodi e riprendere il completo controllo delle proprie terre, valle dell’Adda compresa. Così dopo una ventina d’anni di pestilenze e massacri di battaglie e rovine tutto tornò come prima, salvo la promessa (non sempre mantenuta) di garantire la religione cattolica in Valtellina e nelle Contee di Bormio e Chiavenna. Gli anni che seguirono furono se non di fortuna, certo tranquilli per le nostre terre che restarono almeno al di fuori dei conflitti “di successione” che insanguinarono tutta Europa. Ma appena sul continente si alzò la rosseggiante mattina della rivoluzione francese e del potere napoleonico, furono parecchi i Generali che si ricordarono dell’importanza strategica della Valtellina. Pur senza riacquistare un’importanza mondiale, la provincia di Sondrio -strappata da Napoleone al Canton Grigioni ed unita a Milano- vide vari eserciti marciare lungo le sue strade. Vienna che già ben conosceva il problema, comprese che quella poteva essere l’occasione per impossessarsi di quella “terra strategica”. E così fece al cadere dell’astro napoleonico. Ma questa è un’altra storia.