Stelvio, Spluga, Aprica, le grandi strade volute da Vienna
Quando consideriamo che nel 1815 a Sondrio e nel resto dell’attuale provincia di Sondrio giungono gli Austriaci, dobbiamo tener presente che in precedenza, a parte qualche rapida incursione militare, le forze di Vienna mai avevano governato le Valli dell’Adda e della Mera. Inizialmente, specie nei Contadi, soprattutto nel Chiavennasco, vi furono notevoli malumori che furono sul punto di sfociare in vere sommosse: si preferiva Coira a Milano. Milano che, durante il periodo napoleonico non aveva raccolto molti consensi, con la leva obbligatoria, una tassazione esasperata e momenti di forte e talora violenta contrapposizione tra i contadini, in genere conservatori e cattolici, messi di fronte a novità non desiderate né richieste. Ma Vienna, almeno nei primi decenni di governo seppe farsi rispettare e, se non amare, certo riuscì a trasmettere il senso di uno Stato, a tratti rigido, ma ben organizzato, efficiente e non privo di interesse per i ceti meno abbienti.

Se le grandi strade (Stelvio, Spluga, Aprica) sono ancor oggi il simbolo di tali cure di governo, bisogna riconoscere che, almeno sino al 1848, il paternalismo viennese seppe dare un’immagine largamente positiva.
Furono regimate le acque, tracciate le prime vere mappe del territorio e stabilito il catasto. Sorsero ospedali ed altri edifici pubblici, le città principali, che ancora all’epoca napoleonica pare sembrassero più borghi di stalle che villaggi ordinati, furono sistemate; le strade selciate, i torrenti dotati di argini. La scuola si diffuse quasi in ogni località, al punto che, nel 1860, al momento dell’Unità Italiana, solo una minoranza di tellini e chiavennaschi non sapeva leggere e scrivere (il che, per l’Italia del tempo, era un vero record!). Molte territori furono bonificati e tassazione e leva, pur presenti, non ebbero l’impatto devastante legato alle continue guerre napoleoniche che avevano coinvolto pure Valtellina e Valchiavenna, come parte del Regno d’Italia. Aggiungiamo che gran parte degli amministratori erano tellini ed il presidio militare poco più che simbolico.

Quanto alle strade, che furono poi la vera ragione dell’annessione asburgica delle nostre valli, quelle dello Spluga (di carattere essenzialmente commerciale) e dello Stelvio (militare e postale) furono progettate ed i lavori diretti del famoso ingegner Donegani, utilizzando per la maggior parte imprese e mano d’opera italiana. Se pensiamo ai tempi sovente biblici che oggi sono necessari per realizzare strade o ferrovie, viene da arrossire considerando che in 5 anni il tracciato dello Stelvio fu completato, compresi i difficili tratti alpestri, con relative cantoniere, punti d’appoggio, la Chiesa di S.Ranieri, la Caserma di Sottostelvio, ecc. Con grandi sforzi le due carrozzabili erano, sino al possibile, rese transitabili pure in inverno, grazie a primitivi spartineve ed a gallerie di legno (smontabili) che proteggevano dalle valanghe. In tal modo, un poco in carrozza, il resto in slitta si viaggiava da Chiavenna a Thusis, da Bormio a Trafoi. Tuttavia … tuttavia nel 1848 le milizie volontarie telline dimostrarono alle forze imperiali che pochi uomini, se decisi e ben conoscitori dei luoghi, potevano bloccare la rotabile dello Stelvio. Vienna allora, forse già un poco perplessa verso il tracciato al tempo a maggior quota d’Europa, decise di ripiegare su un percorso più agevole, pure se meno diretto: Val di Sole-Tonale-Alta Valcamonica-Aprica-Tirano. La strada fu approntata rapidamente ed il progetto lascia intravedere notevoli paralleli costruttivi con quelli di Stelvio e Spluga. Ma i tempi, dopo la Prima Guerra d’Indipendenza, erano cambiati, il governo di Vienna oramai era sentito sempre più come estraneo alla realtà locale. Ironia della sorte volle che lungo la carrozzabile dell’Aprica, nel 1859 i primi soldati a transitare non fossero austriaci ma italiani!